Notiziario Parrocchiale del 9 ottobre 2016 – Anno XV – numero 6

EVENTO SPECIALE PER UN NOSTRO PARROCCHIANO
Il nostro carissimo Gabriele Vecchione
sarà consacrato diacono il 29 ottobre alle ore 17 nella Basilica di San Giovanni. Dopo un lungo e paziente percorso Gabriele riceve il primo grado dell’ordine sacro, il diaconato. Siamo impegnati tutti a pregare per lui (è una delle vocazioni della nostra parrocchia) e a partecipare, chi vuole, alla celebrazione.

BANCARELLA MISSIONARIA: INIZIA LA RACCOLTA DI OGGETTI
Anche quest’anno terremo dall’8 dicembre la bancarella missionaria. Da lunedì 10 ottobre potete portare in segreteria
(e solo in segreteria negli orari, non lasciando le cose nei corridoi) gli oggetti che vorrete donare per la bancarella. Anche quest’anno si ribadisce che gli oggetti devono essere in buono stato e puliti con cura. Non si accettano più libri, videocassette e musicassette. Non si accettano piccoli elettrodomestici o apparecchi fotografici oramai non più acquistabili perché superati. Se portate piatti, bicchieri, tazze e tazzine, dovranno essere in servizi completi e non sfusi. I giocattoli devono essere integri e funzionanti e completi (se si tratta di puzzle o giochi da tavolo). Per il reparto tessile, vi preghiamo di portare solo biancheria per casa ovvero tovaglie, lenzuola e asciugamani. Grazie a tutti!

AIUTO PER I TERREMOTATI
Altri 3280.00 euro sono stati inviati alla Caritas diocesana di Rieti e al suo vescovo per le vittime del terremoto di Amatrice e di Accumoli. Grazie di cuore ai tanti parrocchiani generosi! In tutto sinora abbiamo inviato 11945.00 euro.

INCONTRI PER LE FAMIGLIE
Accanto al notiziario trovate altri dépliant sulla nuova iniziativa per le famiglie che abbiamo chiamato “Amarsi per amare…educarsi per educare”. Prendetelo ancora perché la mail alla quale iscriversi (scritta nel precedente dépliant) era sbagliata!


Domenica 16 ottobre, XXIX Domenica del Tempo Ordinario:
L1: Esodo 17,8-13 | Salmo 120 | L2: 2 Timoteo 3,14-4,2 | Vangelo: Luca 18,1-8



CONSIDERAZIONI BREVI SULLA RELIGIONE ISLAMICA (2)

Ciò che di più temono gli occidentali è quello che viene chiamato “il fondamentalismo islamico”. Il termine in religione significa “prendere il testo religioso a fondamento di tutto”. Questo significato ha a monte una sua motivazione. Chi è fondamentalista non accetta alcuna interpretazione del testo, ovvero alcuna considerazione secondo cui il testo presenti metafore, simbolismi, parabole o comparazioni che rimandino a un altro significato. Per un musulmano il Corano va dunque preso alla lettera: un musulmano può non fare alcune cose che il Corano dice (omettere di farle quando non se ne presenta l’occasione) ma mai può dire che il Corano “voleva dire questo o quest’altro”. Il Corano “non voleva dire”: il Corano dice e basta. Ebrei e cristiani hanno verso la Bibbia un approccio del tutto diverso, nel senso che sanno riconoscere ove gli autori umani, ispirati da Dio, volevano dire una cosa che va scoperta dietro la lettera. Il cristianesimo dunque non è fondamentalista: lo può essere l’atteggiamento di alcuni, lo sono stati di sicuro interi pezzi di storia ma il Vangelo viene interpretato, grazie anche agli studi delle forme e del linguaggio, perciò viene proposto in modo adatto ai tempi. E questo anche grazie alla sostanziosa riflessione sul rapporto tra fede e ragione, che comporta un approccio ragionevole anche a quelle parti dei Vangeli o delle lettere di san Paolo che riportano espressioni e indicano comportamenti molto forti. Un rapporto fede – ragione nell’islam non è di moda: di fatto le autorità religiose islamiche non lo hanno mai inaugurato. Che significa questo? Che i musulmani sono tendenzialmente (dico tendenzialmente, non necessariamente) più duri nei confronti di quei credenti dell’islam che tentano di interpretare o di distinguere i significati all’interno del testo scritto. Un esempio. Il Corano alla Sura V, 15 dice “Se alcune delle vostre donne avranno commesso atti indecenti portate quattro vostri testimoni contro di loro e se questi porteranno testimonianza del fatto, chiudetele in casa finché le coglierà la morte o fin quando Dio apra loro un via”. Più in là (v 34) prosegue: “Gli uomini sono preposti alle donne perché Dio ha prescelto alcuni esseri sugli altri e perché essi donano dei loro beni per mantenerle …quanto a quelle di cui temete atti di disobbedienza, ammonitele, poi lasciatele sole nei loro letti, poi battetele, ma se vi ubbidiranno allora non cercate pretesti per maltrattarle, perché Iddio è grande e sublime”. Ebbene sono ben pochi i musulmani che “fanno” questo alla lettera. Dunque sono tanti i musulmani che rispettano alla pari le loro donne. Ma nessun musulmano oserà dire che il profeta ha esagerato o che occorre adattare al tempo ciò che sta scritto o che il significato era un altro. Mi sembra che la questione sia chiara. Il Corano non è stato scritto materialmente da Maometto. Come Gesù anche Maometto non ha scritto nulla. Ha riportato rivelazioni che, secondo i suoi racconti, gli sono state fatte dall’arcangelo Gabriele per 22 anni quasi ogni giorno, secondo le quali Maometto avrebbe ricevuto in toto la volontà di Dio, che i musulmani – secondo un’espressione araba non coniata da Maometto – chiamano Allah. Il Corano è stato messo per iscritto dal califfo Uthman nel 657: così egli ha raccolto tutte le tradizioni orali, facendo selezione tra le più strane e le più credibili. Proprio perché il Corano è abbastanza rigido e prescrittivo, è sorta anche la Sunna, che significa letteralmente “tradizione”, ovvero un insieme di racconti che parlano della vita del profeta, la maggior parte dei quali è stata tramandata dai compagni e seguaci di Maometto. I sunniti sono quei musulmani che oltre al Corano (ritenuto sempre il primo) seguono anche la Sunna (mentre gli sciiti non la seguono né la leggono). L’ammirazione dei sunniti per l’uomo Maometto, per l’umanità del profeta, rompe un po’ – a mio parere – la rigidità dell’osservanza dei precetti del Corano. Come dobbiamo intendere questa rigidità? Io tendo a considerarne la parte positiva e esemplare di bravi musulmani fedeli alla lettera. Penso al digiuno del Ramadan, che ho visto fare con i miei occhi a tante persone, senza sgarrare mai e senza che lo facessero per essere visti (come d’altronde dice anche Gesù “Quando digiuni lavati il volto e profumati il capo, perché la gente non vede che tu digiuni”, Mt 6,17-18). Penso alla preghiera 5 volte al giorno che comporta, per i musulmani fedeli, l’alzarsi all’alba o l’interrompere le attività di lavoro. Un giorno a Palermo, durante una gita scolastica, additai come esempio ai miei alunni una musulmana, la quale alle 12 aveva abbassato la saracinesca del suo negozio per fare la preghiera di quell’ora. Me ne accorsi perché mi avvicinai per guardare la vetrina e la vidi pregare durante quei minuti nei quali avrebbe magari potuto vendere. La rigidità ha i suoi aspetti anche negativi. È una rigidità propria di persone negative, fissate, puntigliose. Non dobbiamo dire “persone malate”. Chi è rigido non è malato. Troppo facile – e del tutto fuorviante – sarebbe attribuire la violenza di alcuni musulmani al fatto che siano malati di testa, eliminando la loro responsabilità personale. Quando si è malati non si ha responsabilità. Esistono purtroppo musulmani che traggono la violenza e la sua necessità proprio dalle prescrizioni del Corano. Non sta a noi dire se questo sia giusto o non sia giusto (è ovvio che è sbagliato) ma di fatto è così. Il Corano dice: “Combattete sulla via di Dio coloro che vi combattono ma non oltrepassate i limiti, perché Dio non ama gli eccessivi. Uccidente dunque chi vi combatte dovunque li troviate e scacciateli di dove hanno scacciato voi, perché lo scandalo è peggio dell’uccidere, ma non combatteteli presso il sacro Tempio (la Mecca, ndr), a meno che non siano essi ad attaccarvi colà. In tal caso uccideteli. Se però essi sospendono la battaglia, Iddio è indulgente e misericorde. Combatteteli dunque fino a che non ci sia più scandalo e la religione sia quella di Dio. Ma se cessano la lotta, non ci sia più inimicizia che per gli iniqui” (Sura II, 190-193). Che dire di fronte a questa Sura? Io sono certo che i miei più grandi amici musulmani l’hanno letta ma non l’hanno mai nemmeno recitata (la preghiera del fedele consiste spesso nel recitare a memoria parti del Corano). Ma sono abbastanza certo che tanti terroristi l’hanno letta e voluta mettere in pratica. Non è dunque una malattia. Ovvio che la violenza nasce, in genere, se si è educati alla violenza, al rifiuto del miscredente, all’odio verso una società, come quella occidentale, che presenta ormai il rifiuto di tanti valori che un tempo erano propri anche di quella società. Di fronte alla sottomissione della donna nel Corano, i musulmani giustamente chiedono: e voi la donna non la costringete a posare nuda o a non avere figli per poter emergere nella società? Ma ogni musulmano sa che le cose di cui sopra sono normative per lui o per lei. Il Vangelo non dice queste cose. Ci sono stai cristiani che le hanno fatte ma non le hanno tratte dal Vangelo. Far dialogare Vangelo e Corano è una cosa difficile. Ma è assolutamente possibile e di fatto già avviene.

                                               Don Paolo Tammi   p.tammi@tiscali.it                                  Continua……


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2017-05-15T22:55:21+00:00 09 ottobre 2016|