Notiziario Parrocchiale del 23 ottobre 2016 – Anno XV – numero 8

SCRITTI E INCONTRO SULL’ISLAM
Trovate oggi la quarta e ultima puntata delle brevi considerazioni di don Paolo sull’islam. Saranno presto pubblicate in un piccolo libretto e ad essa saranno aggiunte le parole molto belle e convincenti che padre Khalil Samir Khalil ha pronunciato nell’affollatissimo incontro di lunedì scorso. Chi vuole intanto ascoltarle può andare sul sito www.sanpiodecimo.it. Ascoltatele con calma come una meditazione (anche chi le ha già sentite!).

EVENTO SPECIALE PER UN NOSTRO PARROCCHIANO
Ricordiamo a tutti che sabato prossimo 29 ottobre alle 17 nella Cattedrale di san Giovanni in Laterano verrà ordinato diacono Gabriele Vecchione, giovane della nostra parrocchia. Tutti possono intervenire, arrivando in tempo e con i propri mezzi.

CRESIMA PER ADULTI
È iniziato un corso per la preparazione della Cresima agli adulti (dai 25 anni in su) che durerà fino a circa metà gennaio, fino ad una data nella quale verrà amministrata la Cresima. Il corso è tenuto dalla catechista Maria e si compone di circa 15/16 incontri serali. Chi vuole unirsi deve farlo entro questa settimana scrivendo alla mail p.tammi@tiscali.it, ovvero la mail di don Paolo.

SITUAZIONE IN PIAZZA
Ancora pazienza ci vuole per la riapertura della piazza e delle porte centrali della chiesa. Da me interpellato, l’ingegnere del Comune di Roma (molto gentile e disponibile) ha detto che ci vorrà un sopralluogo dell’Acea per decidere quando rifare la fognatura. Vedremo quando arriverà l’Acea. Intanto tanta pazienza!


Domenica 30 ottobre, XXXI Domenica del Tempo Ordinario:
L1: Sapienza 11,22-12,2 | Salmo 144 | L2: 2 Tessalonicesi 1,11-2,2 | Vangelo: Luca 19,1-10



CONSIDERAZIONI BREVI SULLA RELIGIONE ISLAMICA (4)

Si può dialogare con l’islam? Con un musulmano? E come si può e si deve farlo? La risposta è ovviamente positiva e non per dovere di cortesia o di tolleranza. Il mondo islamico è fatto di uomini e donne – la maggior parte, anche se non tutti, credenti e praticanti – che hanno un profondo senso di Dio, della presenza di Dio nel mondo e nell’uomo. Non c’è – questo va anche detto – nella religione islamica la relazione Dio – uomo che c’è nel cristianesimo. ISLAM significa “sottomissione” dalla radice semitica SLM, che ha tale significato. Il musulmano (MUSLIM) è un sottomesso a Dio, il che significa che la teologia islamica – che offre una serie di immagini di Dio, o nomi di Dio (che sono 99) – non permette di chiamare Dio con il nome di padre. I musulmani recitano spesso – attraverso uno strumento di preghiera che somiglia a un rosario – i 99 nomi di Allah, che sono molto belli ma tra i quali manca quello di “padre”, così essenziale nel cristianesimo. Che Dio non sia padre non vuol dire che Dio sia cattivo: possiamo dire – per estrema semplificazione – che per un musulmano l’intimità con Dio e la libertà che ne deriva come dono stesso di Dio all’uomo è cosa ben diversa rispetto alla spiritualità cristiana, una cosa che giustifica certi atteggiamenti un po’ rigidi del musulmano di fronte alle leggi di Dio, scritte nel Corano. Eppure un musulmano credente ammira un cristiano credente e coerente. Questa è l’esperienza che ho io nella mia vita ed è ciò che mi ha permesso di intrattenere amicizia con diversi musulmani e di accoglierli anche nella comunità parrocchiale, come beneficiari di servizi che certo non vengono loro negati perché musulmani. Nella storia recente un grande e poderoso esempio di dialogo con i musulmani lo abbiamo avuto durante il viaggio di san Giovanni Paolo II in Marocco. L’incontro avvenne a Casablanca il 19 agosto del 1985 (riporto qui il link perché vale davvero la pena di andarlo a leggere tutto (https://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1985/august/documents/hf_jp-ii_spe_19850819_giovani-stadio-casablanca.html). Al termine di questo magistrale discorso Giovanni Paolo intonò una preghiera bellissima, acclamata dai tanti giovani presenti allo stadio, che può essere presa come esempio di preghiera comune da recitarsi in incontri comuni. Giovanni Paolo aveva grande carisma, era seguitissimo nei suoi viaggi ma era anche fermo e attento e per nulla imprudente in ciò che diceva. Pochi sanno che addirittura nel cuore del 1400 il papa Pio II (Enea Silvio Piccolomini) prese carta e calamaio e scrisse a Maometto II, il califfo che guidò l’assedio finale e la conquista di Bisanzio dai turchi nel 1453. Il papa umanista, preoccupato per la sorte dell’Europa e dei Balcani assediati dagli eserciti musulmani, senza giri di parole chiese al califfo di abbandonare Maometto (del quale dice che “contro la ragione schierò le armi”) e di convertirsi alla fede cristiana, offrendogli addirittura il titolo di imperatore di Grecia e di Oriente (una sorta di nuovo Costantino). Anche papa Benedetto ha cercato il dialogo con l’islam e ha messo a servizio di questo dialogo la sua grande intelligenza e preparazione. Anch’egli ha cercato di percorrere la via del rapporto fede / ragione, un rapporto raramente amato da quella cultura nella quale l’islam ha preso forma ed è ancora molto forte. Nel discorso di Ratisbona del 2006, che provocò attacchi ingiustificati da parte di diversi capi dell’islam e dei quali ovviamente profittò la cultura laicista europea e italiana, che odiava papa Ratzinger, Benedetto semplicemente citò l’opinione dell’imperatore di Oriente Manuele II Paleologo il quale, assediato sotto le porte della città dai musulmani, disse: “Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava”. Era una semplice citazione, per giunta definita da Benedetto stesso “pesante”, eppure si scatenarono le reazioni del mondo musulmano, che minacciava di attaccare l’occidente, come se il papa avesse offeso l’islam. Ricordo che un’amica, molto intelligente, ma in questo caso molto superficiale, mi investì dicendo che lei per un papa (che le stava antipatico) non voleva morire. Mi piacerebbe interpellarla adesso (con un altro papa) per sapere se la paura non le sia per caso aumentata! Il dialogo con l’islam – lo ribadisco – è sempre possibile. È più difficile un dialogo teologico poiché per un islamico non è agevole comprendere alcuni misteri della fede cristiana. Così per noi cristiani è difficile comprendere le immagini di Dio, i suoi 99 nomi, il rapporto tra Dio e uomo. Ma il bene, che è frutto della legge naturale che è in noi e che vi è messa da Dio, è lo stesso e nello stesso modo può essere compreso da tutti gli uomini che adorano Dio. Tutti hanno la capacità di amare, di perdonare, di aiutare il prossimo, di soccorrere i poveri, di rinunciare a se stessi. Queste sono cose scritte nella natura dell’uomo e non l’islam, ma l’indifferentismo e il relativismo della cultura laicista occidentale, le ha cancellate o le ha spesso dichiarate valori deboli, propri di una persona debole. Visitare una moschea è interessante così come è apprezzabile vedere in preghiera un uomo fedele di Allah. Aprire la parrocchia a persone di cultura islamica non solo non è un problema ma da noi già si fa da anni. Desidero precisare che le crociate per togliere il crocifisso dalle aule scolastiche o per non costruire il presepe a Natale non sono in prevalenza di matrice islamica. I musulmani non credono che Gesù sia stato crocifisso ma sostengono che Dio abbia rapito il profeta (Gesù, appunto) sostituendolo con un altro, morto al posto suo. Alcuni, forse, odiano il Crocifisso ma questa non è una posizione ovunque condivisa (anche per la mancanza di un’autorità islamica, simile al vescovo o al Papa). Avendo insegnato decenni nella scuola pubblica so bene che queste fissazioni vengono da presidi e insegnanti che vogliono cancellare il cristianesimo e le sue immagini pubbliche. So bene che lotta ho dovuto affrontare e quanto dura! Meno favorevole sono (ma tanti più autorevolmente hanno espresso questa opinione) al far partecipare i musulmani alla Messa, facendoli parlare dall’ambone. Questa iniziativa, presa il 31 luglio di quest’anno dopo gli ultimi attentati a Rouen, è stata inutile e imprudente. Invito tutti a leggere il commento che ne ha fatto un bravissimo vaticanista; Aldo Maria Valli, che conosco personalmente, nel suo blog (qui il link http://www.aldomariavalli.it/2016/07/31/musulmani-nelle-chiese-cattoliche/). Molto interessanti sono state le opinioni degli imam dissidenti (l’imam è il responsabile di una moschea) che, con argomenti molto convincenti, si sono rifiutati di andare nelle chiese, sostenendo che un incontro di pace si doveva e poteva fare, ma fuori da un luogo di culto così estraneo all’islam. Vale la pena di ricordare ciò che disse mons. Bernardini, arcivescovo di Smirne in Turchia, al sinodo dei vescovi del 1999: Termino con un’esortazione che mi è suggerita dall’esperienza: non si conceda mai ai musulmani una chiesa cattolica per il loro culto, perché questo ai loro occhi è la prova più certa della nostra apostasia”. Detto da un uomo come lui, che ha fatto 42 anni il prete in Turchia (dei quali 16 come vescovo) penso ci sia poco da aggiungere.

                                               Don Paolo Tammi           p.tammi@tiscali.it                          fine


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2017-05-15T22:55:21+00:00 22 ottobre 2016|