Notiziario Parrocchiale del 13 novembre 2016 – Anno XV – numero 11

RIFLESSIONI SULL’EUCARESTIA
Oggi la seconda puntata degli appunti di don Paolo sul sacramento dell’Eucarestia. Ricordiamo a tutti lunedì 5 dicembre alle 19.30 don Francesco Cerini verrà a trattare il tema: Sacramento dell’Eucarestia nella fede cattolica e nel mondo protestante. Cosa ci dice la storia e l’attualità.

SOLENNITÀ DI CRISTO RE
Domenica prossima 20 novembre festa di Cristo Re, ultima solennità prima dell’inizio del tempo di Avvento. Verrà a visitarci e a predicare un bravissimo vescovo, mons. Giuseppe Mani, arcivescovo emerito di Cagliari. Predicherà alla Messa delle 10 per bambini e genitori, alla Messa delle 11 per ragazzi e genitori e presiederà con accanto don Paolo la Messa delle 12.15. Con questa celebrazione si chiude anche l’Anno Santo della misericordia.

RACCOLTA DI OGGETTI PER VENDITA MISSIONARIA: CONTRIBUITE!
È la prima volta che sollecito i parrocchiani a portare oggetti validi e vendibili per la bancarella missionaria che sarà dall’8 dicembre in poi. Quest’anno (strano e per la prima volta) ne sono arrivati pochi. Riporto alcune indicazioni sulle cose da portare Non si accettano più libri, videocassette e musicassette. Non si accettano piccoli elettrodomestici a o apparecchi fotografici oramai non più acquistabili perché superati. Se portate piatti, bicchieri, tazze e tazzine, dovranno essere in servizi completi e non sfusi. I giocattoli devono essere integri e funzionanti e completi (se si tratta di puzzle o giochi da tavolo). Per il reparto tessile, vi preghiamo di portare solo biancheria per casa ovvero tovaglie lenzuola e asciugamano. Grazie a tutti!

LUMINI DELL’AVVENTO
Dalla prossima domenica potrete acquistare dopo la Messa uno o più lumini al costo di 50 centesimi l’uno. Vi chiediamo di porli davanti alla vostra finestra nei sabati sera delle quatto domeniche di Avvento per significare la luce del Cristo che viene. Potete acquistarne due (possono bastare per quattro sere) o quattro (uno a sera).


Domenica 20 novembre, XXXIV Domenica del Tempo Ordinario, Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo:
L1: 2 Samuele 5,1-3 | Salmo 121 | L2: Colossesi 1,12-20 | Vangelo: Luca 23,35-43



CONSIDERAZIONI BREVI SUL SACRAMENTO DELL’EUCARESTIA (2)

Che cosa crede la Chiesa cattolica dell’Eucarestia? Chiesa cattolica significa “chiesa universale”, poiché l’aggettivo “cattolico” non riguarda una setta cattolica, ma l’universalità del cristianesimo, che – smarcandosi dall’ebraismo – ha annunciato il Vangelo a tutti e non solo a chi era circonciso o nato da madre ebrea. Anche le chiese protestanti e quelle ortodosse sono cattoliche. Non si diventa cristiani, né tra cattolici né tra protestanti né tra ortodossi, per nascita o stirpe ma vi si diventa attraverso la scelta del Battesimo. In questa Chiesa tutta “cattolica” la fede nel sacramento dell’Eucarestia è la fede originaria, la fede che gli apostoli hanno annunciato (insieme ai gesti che hanno compiuto) dopo la risurrezione di Gesù. Hanno fatto questo “in memoria di Lui”, come Gesù aveva chiesto. Nei secoli sono cambiate le liturgie eucaristiche, le modalità e alcuni riti (pensiamo al cambio di rotta tra la Messa in latino e la Messa nelle lingue di ogni popolo). Ma due cose sono sempre rimaste ferme. La prima: l’Eucarestia può essere celebrata e consacrata solo da chi ha ricevuto l’imposizione delle mani da un vescovo, cioè da un successore degli apostoli. Secondo: l’Eucarestia è accanto al Battesimo l’espressione di fede più immediata alla quale si partecipa il prima possibile, appena si diventa cristiani (per questo gli ortodossi, forse con maggiore fedeltà alla tradizione, danno la Comunione al bambino appena battezzato e gliela danno nel giorno stesso). Quando qualcuno nella storia ha cambiato la dottrina della fede, spostando il baricentro dall’Eucarestia verso la Bibbia in base al principio luterano “Sola Scriptura”, ha tolto al sacramento l’importanza che aveva e si è assunto una responsabilità gravissima. Questo è cominciato con le eresie sull’Eucarestia, ancor prima dello scisma luterano. Gli eretici non erano gente del popolo, erano intellettuali delusi dalla Chiesa ed estremamente razionali. Le loro dottrine hanno tentato di cambiare una fede secolare, mentre la maggioranza dei cristiani ha mantenuto la fede autentica in questo sacramento. La Chiesa ha manifestato il massimo della sua fede nell’Eucaristia al Concilio di Trento del secolo XVI, il concilio che ha riformato alcuni costumi ecclesiastici sbagliati, ha reagito all’ignoranza del popolo sulla dottrina della fede, ha ribadito e chiarito con limpida purezza le verità essenziali della fede. Che la convocazione di tale concilio sia stata favorita dallo scisma protestante è ovvio, sul piano storico. Ma va detto che il Concilio ha riformato la vita della Chiesa in modo che quasi mai è avvenuto nella storia (è improprio fare un confronto tra Trento e il Vaticano II, perché ci sono 400 anni di distanza e il Vaticano II non aveva eresie o scismi cui rimediare). E lo ha fatto magistralmente proprio perché l’Europa non diventasse protestante. Perciò è equivoco parlare di “controriforma”. Trento non ha messo su una squadra di calcio all’attacco per rimediare la sconfitta e l’allontanamento dalla zona Uefa. Trento ha preso in mano le cose e le ha realmente chiarite, rimesse in ordine, riformate. Dunque dobbiamo parlare di “riforma della Chiesa cattolica”. Da Trento ci viene la dottrina della transustanziazione. Actio transiendi substantiam = azione di mutamento della sostanza. Il Concilio insegna che attraverso le parole del sacerdote, pronunciate sul pane e sul vino (che deve essere pane vero, come è l’ostia, e vino vero), si muta la sostanza di ciò che è sull’altare. La sostanza, ovvero l’essenza o il quid che è sull’altare, la quale prima della consacrazione è pane e vino, dopo non è più pane né vino, ma corpo e sangue di Cristo. Quale corpo, un corpo fisico? No, è evidente. È un corpo sacramentale, dato in “sacramento” ovvero in “segno”. Ma non dato in simbolo! Il simbolo è qualcosa che rimanda a qualcos’altro. Se io prendo in mano la felpa di mio figlio, prendo in mano una cosa che mi rimanda a lui, un simbolo di lui. Se io tocco e bacio mio figlio, è proprio lui e non un simbolo. Ma se invece io ho vinto 10 milioni con un biglietto della lotteria, non ho in mano i 10 milioni (fisici) che stanno in banca. Ho in mano però il biglietto che li vale tutti, perché se non lo presentassi in banca non avrei i soldi reali. Dunque il biglietto non è un simbolo ma una realtà anticipata. Il corpo di Cristo è una realtà vera e reale, è l’anticipazione di quel corpo di Gesù che sta in paradiso, dopo l’ascensione al cielo e che ci attende. Il concilio di Trento ha magnificamente messo in luce questa verità dicendo che nel pane consacrato in corpo di Cristo sono presenti “corpo, sangue, anima e divinità” di Gesù Cristo. E concretamente, questo comporta che ogni frammento del corpo di Cristo e ogni goccia del suo sangue, alla fine della Messa, devono essere raccolti e consumati, attraverso i gesti cosiddetti della “purificazione” dei calici e dei vasi sacri che li hanno contenuti. E per lo stesso motivo esistono i tabernacoli. Quando le ostie o anche il vino consacrati non sono consumabili si conservano in una tabernacolo dignitoso, di fronte al quale si accende la lampada eucaristica. Di fronte al quale ci si genuflette e di fronte al quale si sta in ginocchio (una delle prime cose che insegniamo ai bambini e ai ragazzi che frequentano la catechesi). Di fronte al quale si fa anche l’adorazione eucaristica, una delle modalità più solenni di preghiera per un cattolico. Perché quel pane è SEMPRE corpo di Cristo e, se l’ultimo tratto del segmento della fede è mangiarlo, non ci si può arrivare senza averlo amato e guardato a lungo. Queste poche cose, scritte in un modo rapido ma speriamo chiaro, vogliono dire quanto la Chiesa tenga a questo sacramento, di quanto lo rispetti, del perché la celebrazione della Messa debba essere accompagnata da grande intensità e devozione, del perché sia necessario accostarsi all’Eucarestia in grazia di Dio (cioè senza aver commesso peccato gravi o comunque senza essere da tanto tempo lontani dal sacramento della Confessione), del perché (altro argomento tosto) sia necessario per alcuni un cammino di conversione molto convinto per potervisi accostare e, di conseguenza, del perché la Chiesa (che non è padrona di questo sacramento) talora neghi l’accesso ad esso ad alcune persone. Meglio sarebbe dire: a persone che sono in alcune situazioni di oggettivo peccato.

                               Don Paolo Tammi           p.tammi@tiscali.it                                        Continua……


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2017-05-15T22:55:21+00:00 12 novembre 2016|