Notiziario Parrocchiale del 29 gennaio 2017 – Anno XV – numero 20

RIFLESSIONI SULLA FAMIGLIA
Lunedì 30 gennaio alle ore 21 in sala san Pietro l’atteso incontro sulla famiglia con Ignazio Ingrao giornalista e vaticanista. L’incontro sarà moderato da Giampiero Guadagni.
Il titolo che gli abbiamo dato è: La famiglia dopo la Amoris laetitia. Invitiamo tutti a partecipare. Oggi trovate sul notiziario il terzo riferimento di don Paolo al tema della famiglia. Chi non potesse venire già sa che sarà fatto un libretto con tutti i testi, compreso quello dell’incontro. Ma è ovvio che venire e parlare di persona è un’altra cosa. Vi aspettiamo tanti!

CELEBRAZIONE DELLA CANDELORA
Inizia il mese di febbraio e giovedì 2 è la festa della Candelora. Liturgicamente si chiama: festa della Presentazione di Gesù bambino al tempio. Dopo 40 giorni dal Natale si sciolgono i presepi. Le Messe saranno feriali: quelle del mattino in cripta, quella della sera in chiesa grande con la processione delle candele (lumen ad revelationem gentium et gloriam plebis tuae Israel” Lc 2,32). Subito dopo la Messa e prima della benedizione seguirà l’adorazione eucaristica offerta per le vocazioni sacerdotali e religiose.

RACCOLTA STRAORDINARIA DELLE OFFERTE
Sabato e domenica prossima 4 e 5 ci sarà durante le Messe la seconda raccolta straordinaria per le necessità della parrocchia. Grazie se potrete essere più generosi!

CATECHISMO PER ADULTI
Martedì 31 gennaio alle 19.30 inizia il secondo corso di Cresima per gli adulti tenuto dalla catechista Maria. 14 incontri (da frequentare tutti) e Cresima (se frequentati gli incontri) sabato 22 aprile. Ultimo appello per chi volesse ancora iscriversi e sapere le date scrivendo a don Paolo (p.tammi@tiscali.it). Non si potranno accettare iscritti a corso già iniziato, data la brevità ed essenzialità del corso.

INFORMAZIONI SULLA MISSIONE IN ZAMBIA
Domenica 5 i volontari associati di Dagama Home saranno presenti al mattino dalle 10 in poi nella saletta di via Friggeri 91 per dar notizie, informazioni, mostrare foto e rispondere a domande.


Domenica 5 febbraio, V Domenica del Tempo Ordinario:
L1: Isaia 58,7-10 | Salmo 111 | L2: 1 Corinzi 2,1-5 | Vangelo: Matteo 5,13-16



CONSIDERAZIONI BREVI SUL TEMA FAMIGLIA (3)

Nonostante l’ideologia antifamiliare, di cui abbiamo già detto, sembra tornare – anche in forme molto deboli – una nuova “voglia di famiglia”. Tale ritorno ideale si può osservare nella realtà, per esempio dal ritorno di alcune coppie alla generazione dei figli e, al tempo stesso, della donna a riprendere volentieri il suo ruolo di madre, forse anche per il fallimento di quell’illusione (che era diventata in parte un’ideologia) della centralità della donna in alcuni spazi di potere politico o aziendale o docente e di un certo “mito” della donna che tutto fa meno che la madre. Lo si vede, a mio parere, anche in alcuni film o canzoni che rimettono lentamente (ma sensibilmente) al centro l’importanza della famiglia e la difesa che la famiglia unita, sebbene non ricca, costituisce per l’avvenire di tutti, sia dei genitori che invecchiano sia dei figli che crescono. L’esortazione apostolica AMORIS LAETITIA è stata scritta da papa Francesco dopo due sinodi consecutivi sulla famiglia. Tale esortazione ha provocato diverse reazioni secondo la sensibilità di tanti cattolici e persone di pensiero laico. Non c’è dubbio che è e rimarrà uno dei documenti più controversi della storia recente della Chiesa. Va detto anzitutto che al papa bisogna sempre obbedire. L’obbedienza nella Chiesa è una virtù e lo è ancor di più quando non si è d’accordo. Va aggiunto che un’esortazione apostolica non è un documento infallibile, cioè il papa (qualunque papa), nello scriverlo, non impegna il dogma dell’infallibilità pontificia, che è propria solo di alcune materie la cui dottrina viene codificata in dichiarazioni solenni e, a detta stessa di chi le emana, infallibili. Non era infallibile la FAMILIARIS CONSORTIO, esortazione sul tema della famiglia di Giovanni Paolo II, sempre susseguente a un sinodo di vescovi. Non era infallibile l’enciclica PACEM IN TERRIS di Giovanni XXIII, importantissima sul versante della storia dei primi anni ’60, quando si disse – a ragione – che l’intervento di papa Giovanni aveva scongiurato una probabile guerra USA – URSS dopo la crisi di Cuba. L’Amoris Laetitia è un documento denso, di nove capitoli, del quale ci parlerà abbondantemente il dott. Ignazio Ingrao che abbiamo invitato lunedì 30 gennaio alle ore 21. Qualcosa si può già accennare. Il capitolo ottavo – che a dispetto della collocazione è invece il centrale del documento – richiama le situazioni di fragilità e dice che occorre accompagnarle, discernerle e integrarle. In poche parole (e senza impossibili semplificazioni) dice: non si può soltanto dire dei no a famiglie che non si trovano in condizioni regolari (quelle santificate dal sacramento del matrimonio) ma occorre con pazienza accompagnare alcune situazioni che sono state ferite da errori, spesso condivisi nella coppia, oppure subiti prevalentemente da uno dei due. E questo in vista di un possibile ri-accostarsi ai sacramenti della Confessione e della Comunione, in genere negati a chi in queste situazioni si trova per diversi motivi. L’attenzione del papa e del sinodo alle fragilità e alle irregolarità di alcune situazioni era stata introdotta da un (a mio parere) pregevole intervento del cardinale Kasper, sintetizzato nel libretto IL VANGELO DELLA FAMIGLIA, dell’editrice Queriniana. Anche allora (ed eravamo prima del sinodo) la discussione si aprì subito ma si aprì molto meglio di come è poi continuata dopo la Amoris Laetitia. Kasper ebbe la saggezza di individuare alcune situazioni di fragilità, ma di fragilità vera. In sintesi parlò di quei divorziati risposati, uno dei quali (si riferiva essenzialmente ma non soltanto alla donna) ha dovuto subire una separazione e un divorzio dal primo matrimonio religioso, dal quale erano nati dei figli e della contrazione, da parte di lei/lui, di un nuovo matrimonio civile (senza aver prima o non avendo potuto prima tentare la strada della nullità del matrimonio). Il coniuge prevalentemente “incolpevole”, risposato civilmente per dare il calore di una nuova famiglia ai suoi figli e per essere protetto/a nel suo cammino ancora lungo di vita, chiedeva di poter sanare la sua situazione. Poteva tale coniuge – avendo mantenuto la fede e desiderando vivamente nutrirla – accostarsi ai sacramenti nonostante la situazione irregolare? Questa era la situazione tipologica ed era molto bene individuata. La discussione successiva, durante e dopo i due sinodi, ha avuto invece il difetto di una grande confusione, sembrando voler porre a tema tutte le situazioni irregolari, anche quelle nelle quali non c’era alcuna “non colpevolezza” (anzi c’era stata forse una responsabilità forte nella rottura del primo matrimonio) e dunque non era presente alcun pentimento. Ammettere, senza alcun discernimento, tutte le coppie irregolari alla Confessione e alla Comunione era parso da subito qualcosa di enorme, anche perché nell’esperienza pastorale concreta (la mia, per esempio e quella di tanti sacerdoti) si vede bene che spessissimo l’accesso ai sacramenti non è richiesto per fede e per il desiderio che la fede suscita, ma solo per far bella figura davanti a tutti in alcune occasioni particolari o per sentimentalismo natalizio o per una sorta di crisi di coscienza, non accompagnata però da un desiderare un serio cammino di fede. Rimandando la sintesi a e il confronto all’incontro con Ignazio Ingrao, vale la pena di notare che – nelle varie interpretazioni successive all’uscita del documento – molti pastori della Chiesa hanno molto parlato del cosiddetto “foro interno”, ovvero quell’ambito – del tutto intimo e soggetto al segreto del confessore – nel quale il sacerdote può – nel confronto sincero con chi si confessa – ammettere al sacramento una persona in una delle condizioni risapute, se il confessore ritiene in coscienza che quella persona abbia un sincero pentimento e – pur non potendo sanare la situazione in cui si trova – si impegni a percorrere un cammino di fede e, al tempo stesso, a praticare con il coniuge una totale o parziale castità. Si tratta di situazioni delicate che comunque non sono nuove come per nulla nuova è la suddetta condizione del confessore, nella quale io stesso mi sono trovato spesso fin dagli inizi del mio sacerdozio, nel 1982. Purtroppo una comunicazione talora frettolosa e ingenua da parte di alcuni personaggi della Chiesa, unita all’ignoranza e alla penosa invadenza di alcuni media laici, hanno presentato queste possibilità come se fossero nate l’altro ieri, scatenando la reazione (comprensibile) di molti che non sono affatto conservatori nel voler mantenere la dottrina della FAMILIARIS CONSORTIO, ma semplicemente vogliono vederci chiaro.

Fine                                                                                                     p.tammi@tiscali.it


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2017-05-15T22:55:16+00:00 28 gennaio 2017|