Notiziario Parrocchiale del 17 dicembre 2017 – Anno XVI – numero 15

STA PER CONCLUDERSI IL TEMPO DI AVVENTO…
…e le
Apostole della Vita interiore, presenti sul nostro territorio a via Friggeri, animeranno l’ultimo lunedì di avvento lunedì 18 dalle 19.30 alle 20.30 in chiesa grande. Lunedì 18 dicembre dalle 19.30 alle 20.30 Simona Panico Apostola della vita interiore terrà l’incontro su “Oggi la salvezza è entrata in questa casa Lc 19”.

DOMENICA PROSSIMA 24 DICEMBRE
IV ed ultima domenica di Avvento
. Quest’anno la IV di Avvento coincide con la vigilia del Natale. Come funzioneranno le liturgie e il sacramento della Confessione:

  • sabato 23 alle 19 la Messa prefestiva;
  • domenica 24 al mattino tutte le Messe della IV di Avvento. La sera alle 19 non sarà celebrata la Messa della IV di Avvento, non sarà celebrata alcuna Messa, ci sarà solo l’ultimo canto della Novena di Natale (ma non la Messa);
  • nella notte tra domenica e lunedì 25 dicembre alle 23 il gruppo musicale animerà in chiesa una Veglia di preparazione alla notte di Natale, con canti e ascolto di brani;
  • alle 24 in punto sarà celebrata solennemente la Messa di Natale (la Messa di mezzanotte);
  • il giorno dopo lunedì 25 dicembre ci saranno tutte le Messe di Natale dal mattino alla sera, esclusa quella delle 7.30.

Tutte le sante Messe serali feriali delle 19 da lunedì 18 a venerdì 22 (prima della IV domenica di Avvento) saranno in chiesa grande e sarà cantata la novena di Natale durante la celebrazione. Martedì 19 e mercoledì 20 dalle 18.15 alle 19 si confesseranno i ragazzi che stanno facendo il cammino di preparazione alla Cresima. Vi ricordiamo anche che nella prossima settimana continueranno: 1) alle 19.30 di martedì 19 dopo la Messa in chiesa grande l’introduzione fatta dalle Carmelitane Messaggere dello Spirito Santo alle letture della domenica successiva cioè la IV di Avvento; 2) l’adorazione eucaristica che seguirà giovedì 21, sempre dopo la Messa in chiesa grande, animata dalle stesse suore Carmelitane.

RINGRAZIAMENTI SPECIALI
Grazie di cuore a chi ha partecipato e contribuito alle due iniziative natalizie di solidarietà con i poveri. Grazie ai parrocchiani e alle parrocchiane che hanno animato la bancarella missionaria (che ha fruttato 14 mila euro, nonostante l’apertura limitata nel tempo). Grazie ai ragazzi, genitori e animatori che hanno animato la spesa per i poveri al PAM, che mai come quest’anno ha fruttato così tanti generi alimentari che saranno da subito distribuiti ai poveri. Grazie, grazie, grazie!

CONCERTO DI NATALE
Oggi domenica 17 dicembre alle ore 17
in teatro si terrà l’ormai tradizionale concerto di Natale del Coro VIVAVOCE, che coinvolge bambini, genitori ed animatori. Venite numerosi!


Domenica 24 novembre, IV Domenica di Avvento:
L1: 2 Samuele 7,1-5.8-12.14.16 | Salmo 88 | L2: Romani 16,25-27 | Vangelo: Luca 1,26-38


PERCHÉ LA CHIESA DEVE GIUDICARE

Avrò avuto cinque o sei anni. Con l’amico Graziano giocavo nel giardino di casa. Vedemmo passare il signor Mario, che abitava lì accanto. Grassottello e pelato, incedeva con la sua tipica sicumera. La tentazione fu irresistibile. Graziano intonò una filastrocca in dialetto, che prende in giro i calvi, e io mi accodai. Nascosti dietro la siepe, eravamo sicuri dell’invisibilità e dell’impunità. Errore. La sera stessa la moglie del vicino suonò da noi e raccontò tutto alla mia mamma. Terrorizzato, mi nascosi sotto il letto. Ma la mamma non si impietosì. Pretese una confessione completa e l’indomani mi portò dal vicino per chiedere scusa. Cosa che avvenne davanti al signor Mario steso sul divano (stava facendo il riposino pomeridiano e non si alzò) e alla sua signora moglie che stava lì come un gendarme di guardia. Quando ce ne andammo, la mamma commentò che il vicino, restandosene sdraiato, si era dimostrato maleducato, ma che io, chiedendo scusa, mi ero comportato da uomo. Quando sento parlare della Chiesa «mater et magistra» mi torna sempre alla mente quel lontano ricordo infantile. Vedo il volto severo della mamma, sento la sua mano che mi prende per un orecchio trascinandomi fuori dal mio rifugio, rivivo l’umiliazione di dovermi proclamare colpevole e di pronunciare le parole di scusa. Ma ricordo anche molto bene che, dopo, la mamma mi guardò come si guarda una persona della quale si ha stima e che quel giorno diventai un po’ più grande. Misericordia, verità e giustizia, per il cristiano, vanno insieme. Come dice il bel salmo: «Misericordia e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno». La misericordia, senza verità e giustizia, si degrada e scade inevitabilmente nell’autogiustificazione. La giustizia, senza misericordia, si inasprisce e non libera dal male, ma rende schiavi del risentimento, procura soltanto amarezza e impedisce la pace. Se non fosse «mater et magistra», la Chiesa verrebbe meno alla sua identità e alla sua missione, perché non può essere l’una senza essere anche l’altra. È vero, e chiunque abbia esperienza in campo educativo lo sa bene. In quanto papà di sei figli e nonno di due nipotini, so di aver commesso e di commettere molti errori, ma se c’è una cosa che ho imparato è che non ci può essere educazione morale senza l’esempio, senza la fiducia e senza la sanzione. A volte sono i bambini stessi a spingerti verso la sanzione del comportamento oggettivamente sbagliato. Perché hanno bisogno di riconoscere il limite e tu, educatore, fai il loro male, non il loro bene, se per un malinteso senso della tenerezza non li metti di fronte al punto di demarcazione. Se non lo fai, non alimenti la libertà, come ritengono i sostenitori dello spontaneismo, ma rendi difficile, se non impossibile, la gestione della libertà nella responsabilità, con tutte le disastrose conseguenze che vediamo ogni giorno attorno a noi. La Chiesa, proprio in quanto madre e maestra, ha il diritto-dovere di proporre i principi morali e di pronunciare un giudizio chiaro. A questo proposito occorre uscire da un equivoco. È vero che Gesù raccomanda di non giudicare, ma non nel senso di non valutare, bensì nel senso di non condannare per sempre. L’idea che il cristiano, in nome del rispetto e dell’amore, debba astenersi dal giudizio morale è, semplicemente, un’idea non cristiana e non cattolica. La fede stessa è un giudizio, e lo è su tutto, sui comportamenti individuali come su quelli collettivi. E il giudizio, quando avviene alla luce della fede, comporta l’eventualità della sanzione. «Chi crede in lui non viene condannato; chi non crede in lui è già condannato, perché non ha creduto nel nome del Figlio Unigenito di Dio» (Gv 3,18). Così come è urgente che la Chiesa torni a interessarsi del soprannaturale, che in fin dei conti dovrebbe essere l’ambito privilegiato del suo insegnamento. Come diceva il compianto cardinale Caffarra, si tratta di un’urgenza drammatica. La Chiesa che non alza lo sguardo verso Dio e le cose ultime (quanta trascuratezza circa i Novissimi), ma si limita a fare della sociologia (spesso da quattro soldi) non si avvicina all’uomo, ma allontana l’uomo da Dio. Una Chiesa che trascura il rapporto con il soprannaturale finisce con l’oscurare nelle coscienze la verità del peccato originale e la necessità della redenzione. E non si tratta di una negligenza di poco conto, perché stiamo parlando delle fondamenta della proposta cristiana. Per la Chiesa, in quanto madre e maestra, non si tratta dunque di appiattirsi sul pensiero dominante, secondo il quale la ricerca della verità non è di pertinenza della ragione umana. Si tratta invece di rivendicare un ruolo di guida, così che la ragione recuperi tutta la sua capacità di indagine. Come diceva il cardinale Caffarra riecheggiando la lezione del teologo Ratzinger, «è necessario donare alla ragione la sua dignità regale». Mi torna alla mente il discorso di Benedetto XVI al Collège des Bernardins, a Parigi (12 settembre 2008), quando ricordò che il travaso della cultura classica nella modernità avvenne nei monasteri grazie a uomini di preghiera che non si erano posti come obiettivo la nascita di una nuova civiltà, ma cercavano Dio. E proprio cercando Dio, innalzando lo sguardo verso le cose ultime e lasciando che la ragione potesse spaziare, come le compete, nel soprannaturale, riuscirono nell’impresa. Non senza nostalgia, concludiamo con san Giovanni Paolo II, maestro di coraggio nella ricerca della verità: «La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità. È Dio ad aver posto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso» («Fides et ratio»).

DAL BLOG DI ALDO MARIA VALLI, VATICANISTA DEL TG 1 (sottolineature di don Paolo)


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2017-12-15T14:11:09+00:00 15 dicembre 2017|