Dal 13 marzo (venerdì sera) a domenica pomeriggio 15 marzo si è svolto poco lontano da Roma, presso il Centro Internazionale Sacro Cuore a Rocca di Papa, il consueto “ritiro del silenzio” nel tempo di Quaresima per catechisti, animatori, membri del Consiglio pastorale e tutti gli operatori pastorali impegnati nelle tante e diverse attività della parrocchia (dal catechismo per i più piccoli, ai gruppi giovanili, adulti e anziani, alle attività caritative, alla gestione di tutte le attività che permettono la “vita” ordinaria della parrocchia e gli eventi nell’Auditorium, i campi invernali e estivi, i pellegrinaggi, ecc..). Quest’anno il tema scelto era “L’amore di Dio in Gesù morto e risorto”: accompagnati e guidati dalle quattro profonde meditazioni di don Andrea e di don Andreas, e, nei momenti di preghiera e nelle veglie serali, da don Matthew e dal diacono Giacomo, tutti i partecipanti hanno potuto ritirarsi nel “deserto” dell’anima, senza paura di restare assetati, di perdersi né di restare soli in un ambiente sconosciuto o ostile (come è il deserto, luogo delle tentazioni e popolato talvolta anche da animali pericolosi), ma trovando invece la capacità di ascoltare sé stessi e soprattutto la voce di Dio, che ci parla, se il nostro orecchio e il nostro cuore si fanno attenti e disponibili a sentirlo, e con cui noi possiamo parlare a tu per Tu.
Un ringraziamento particolare è rivolto alle suore del Centro Sacro Cuore e a tutti coloro che hanno collaborato per rendere il ritiro possibile, sia per la preparazione delle meditazioni e delle celebrazioni, sia per quella organizzativa e logistica.
Pubblichiamo il racconto di una catechista:
Ancora una volta, con qualcosa di diverso nell’anima sotto forma di intuito, incertezza , conoscenza, o anche con nuovi dolori, abbiamo sperimentato il deserto. Questo luogo teologico del silenzio che a me è caro tanto da averlo tatuato sulla pelle. Siamo arrivati come servitori diligenti, in cammino. Ci siamo messi all’ascolto del nostro silenzio, di quello degli altri, ci siamo lasciati incontrare come si fa con un amico fedele e che si fida di noi. Abbiamo goduto e riempito questo tempo di grazia con amore e senso di appartenenza per riuscire a tornare a Roma con il sentimento dell’innamoramento estatico. Quindi tre momenti, tre movimenti, tre moti di cuore e spirito. Un po’ come ieri sera l’albero di Zaccheo. Quindi sia che si salga sul monte o su un albero, o si sosti nel deserto, il luogo è simbolo di una spinta dell’anima, perché mossi, inquieti, chi-amati. È curioso come dividendo in due questa parola ci sia da una parte chi e dall’altra amati. CHI inizio e centro di domande: da CHI mi sento chiamato? Da CHI mi sento amato? A CHI appartengo? CHI seguo? CHI cerco? E ancora e anche CHI mi mostra la strada? Don, i sacerdoti tutti, le catechesi, il deserto sono strumenti e modi per stare, per capire, per realizzare il senso alla base della mia, della nostra ricerca. Così facendo cresco, scendo dal monte, dall’albero, esco dal deserto e trasferisco, restituisco, rendendo in questo modo evidente, con ogni espressione verbale e non verbale, la mia appartenenza. Non dimentico lo sguardo che si è posato su di me e cerco di guardare come sono stata guardata, in una circolarità di intenti, conoscenze e ricerca di senso che mi permette di non sciupare l’esistenza, ma di farmi piccola, per annunciare con il servizio non me stessa ma l’Amore del Signore che chiama, converte, muore e resuscita. Per rispondere ancora una volta ECCOMI e accompagnare con la teologia della presenza.
Di seguito alcune foto:


























