Sono trascorsi sette mesi da quell’11 ottobre 2025, giorno in cui il Cardinale Vicario, il nostro Don Baldo, venne ad inaugurare la Casa della Speranza. E’ stato chiaro sin da subito che il mandato che ci eravamo assegnati (ospitare genitori di bambini oncologici ricoverati) era molto limitativo rispetto alla domanda di accoglienza che ci è pervenuta. Il bisogno di un luogo dove trovare non solo un letto e un pasto, ma il calore di persone che ti sorridono e si mettono al servizio, è molto più vasto e variegato di quanto immaginavamo. E allora abbiamo aperto la nostra Casa, e i nostri cuori, a tutti coloro che erano realmente in difficoltà, perché malati provenienti da altre città e senza mezzi sufficienti per soggiornare a Roma, o ai loro genitori, o ai loro accompagnatori. Le loro vite si sono incontrate con le nostre, le loro storie ci hanno arricchito, abbiamo ricevuto affetto e riconoscenza moltiplicati rispetto a quanto abbiamo dato loro.
Quasi cinquanta volontari si sono alternati per esserci, per donarsi, per andare incontro ai bisogni più vari: abbiamo dovuto confortare e vestire un papà palestinese con tre figlie piccole e una moglie malata e incinta, arrivato con due buste di plastica in cui c’era tutto ciò che era sopravvissuto alle bombe su Gaza; abbiamo ammirato la voglia di vivere e la simpatia coinvolgente di un giovane uomo, proveniente dalla Puglia, dismorfico per una grave malattia congenita; abbiamo confortato una mamma somala in pena per il suo neonato prematuro ricoverato in terapia intensiva, con un papà lontano; abbiamo consolato una moglie campana preoccupata per il marito affetto da una malattia probabilmente incurabile, entrambi sostenuti da una fede straordinaria; abbiamo ospitato, arrivati da Reggio Calabria con una vecchia Panda, un uomo malato con un figlio trentenne totalmente dedito alla assistenza del padre, rinunciando ad avere una sua vita personale; abbiamo visto la paura negli occhi di una ragazza nigeriana, con un passato di maltrattamenti, un bimbo piccolo e un presente di malattia cardiaca grave; abbiamo ospitato una coppia molisana con un piccolo figlio malato, che è arrivata portandosi i generi alimentari da casa perché non avevano soldi per fare la spesa; abbiamo accolto una giovane donna tunisina folle d’amore per la sua figlia di 3 anni, operata al cervello e con un disturbo comportamentale.
E allora abbiamo fatto la spesa a chi non poteva farla, abbiamo preparato pasti per chi non aveva la forza di cucinare, abbiamo accompagnato chi non poteva o non sapeva come arrivare in ospedale, abbiamo intrattenuto i bambini che sono stati con noi. Con tutti i nostri ospiti, una volta tornati nelle loro case, abbiamo mantenuto un contatto e inviato loro una parola di conforto. Loro ci hanno ripagato lasciandoci dei messaggi bellissimi, pieni di gratitudine e di affetto, e soprattutto facendoci coltivare il ricordo delle ore e dei giorni trascorsi insieme cercando di donare loro il nostro sostegno.
Il nostro ringraziamento per tutto questo va a Don Andrea, che ha reso concreto l’invito di Papa Francesco a realizzare per l’Anno Giubilare un segno tangibile di speranza, e a tutti i Volontari che hanno aderito con generosità a questo progetto. E’ grazie a loro che la nostra Casa si è riempita di Speranza.
Lorenzo e Cristina (10 maggio 2026)
Informazioni complete sulla Casa della Speranza
Di seguito alcune recenti foto e il video con il resoconto-testimonianza di Lorenzo e Cristina:









