Giovedì della I settimana

Giovedì della I settimana

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono! Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti» (Mt 7,7-12).

La preghiera ci mette in contatto con Dio. Con un Dio buono che ci dà quello che ci serve perché conosce i nostri bisogni e le nostre debolezze. Un Dio Padre che, esattamente come un padre di famiglia, fa di tutto per assicurare ai propri figli il pane e non una pietra, un pesce e non una serpe.
Ma noi che cosa facciamo per meritare queste attenzioni e questi doni? Che cosa chiediamo a Dio nella preghiera? Ci comportiamo come figli irrequieti che trasformano la preghiera nella pretesa di ottenere quei risultati e quegli obiettivi che non riusciamo a raggiungere da soli, e che ci servono per avere benessere, soddisfazione e piacere?
Gesù oggi ci insegna che la nostra preghiera quotidiana deve nascere da come ci relazioniamo con gli altri: se ciò che vorremmo che gli altri facessero a noi deve trovare riscontro in ciò che noi facciamo a loro, chiediamo a Dio di donarci la comprensione, la cordialità, l’umiltà, la capacità di ascolto, la simpatia, la giovialità e tutti quegli atteggiamenti che ci rendono degni di meritare i doni di Dio, per viverli insieme agli altri e non pretenderli solo per noi.
Paolo Chiantore

Data

Mar 05 2020
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