Martedì della II settimana

Martedì della II settimana

Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato» (Mt 23,1-12).

Bisognerà che ci decidiamo una buona volta a riflettere profondamente su questo fatto sconcertante: ma perché, con tutta la gente poco raccomandabile e pericolosa che girava nella Palestina del I secolo – ladri, truffatori, usurai, prostitute, oppressori romani, lebbrosi (altro che coronavirus…) – che invece predilige, Gesù se la prende davvero sempre e soltanto con scribi e farisei? Persone che, dopotutto, dedicavano l’intera propria vita a Dio e alla Sua Legge?
Il Vangelo di oggi ce lo spiega chiaramente: è perché hanno usurpato «la cattedra di Mosè». «Dicono e non fanno», caricano fardelli solo sugli altri, vogliono essere «ammirati dalla gente»… E tutto questo in nome di Dio, cioè a nome di Gesù stesso… Eh, no! Una cosa del genere – qualcuno che a nome nostro andasse in giro a ribaltare le nostre misere intenzioni – sarebbe intollerabile anche per noi, figuriamoci per Dio e il suo piano di salvezza universale!
«Proprio chi ha più familiarità con il divino rischia di essere più resistente all’ascolto di Dio» ha detto il predicatore degli esercizi quaresimali di quest’anno al Papa e alla Curia. Ecco dunque l’ammonimento per ognuno di noi. Per ognuno di noi! Non soltanto per clero, ministri ordinati, gerarchie ecclesiastiche (come ci viene tanto facile pensare…). Per noi. Noi che magari riflettiamo sul Vangelo ogni giorno, che ci riempiamo spesso la bocca di Dio, che spesso pretendiamo di “insegnare”, di “guidare” gli altri alla loro conversione…
Siamo noi che dobbiamo convertirci! Siamo noi che dobbiamo davvero ascoltare l’unico Padre, l’unica Guida, l’unico Rabbì… E sentirci semplicemente quello che siamo: «tutti fratelli». E se davvero desideriamo – com’è giusto e nella nostra natura – essere i «più grandi», essere «esaltati», c’è una via infallibile: «umiliarci», essere «servi» di tutti.
Che Dio ci aiuti ad essere non soltanto Suoi devoti portavoce ma prove viventi della Sua esistenza e del Suo Amore.
Peppe e Antonella Gionta

Data

Mar 10 2020
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