SABATO DELLA II SETTIMANA

SABATO DELLA II SETTIMANA

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: “Costui accoglie i peccatori e mangia con loro”. Ed egli disse loro questa parabola: Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.  (Lc 15, 1-3. 11-32)

La parabola del figliol prodigo è forse la più “popolare”  di tutto il Vangelo. Quante volte l’abbiamo letta e sentita commentare. Forse siamo in grado di riconoscerla già dall’incipit: “Un uomo aveva due figli”.  Se fosse trasformata in un film mi piacerebbe che lo sceneggiatore e il regista raccontassero la stessa storia dai tre punti di vista diversi dei tre protagonisti.
Per primo il figlio prodigo, dissipatore. Ci potrebbe dire che la brutalità del suo ingresso in scena: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”, con la valigia già pronta per andare via, è il segno del carattere franco di chi non vuole prendere in giro il prossimo suo, tanto meno il padre. E che c’è un momento nella vita in cui bisogna mettersi in gioco, rischiare. E se va male, saper chiedere perdono e tornare sui propri passi.
Il figlio maggiore potrebbe ribellarsi all’idea che ci siamo tutti fatti di lui: una persona imprigionata nella propria quotidianità, incapace di riconoscere la fantasia dell’amore, di affrontare cose inattese. Potrebbe gridare a ciascuno di noi: tu che mi giudichi, come ti senti quando fai il dovere ogni santo giorno e scopri che viene valorizzato e forse amato di più chi ha un sussulto dopo tanta incoscienza ?
L’uomo, il padre, potrebbe forse farci vedere la fatica di tirare su due figli, caratterialmente diversi tra loro; lo sforzo di essere giusto quando si deve essere giusti o generoso quando si deve essere generosi. Nella consapevolezza che “come fai sbagli”: sarai giusto quando ti volevano generoso e viceversa. E mica soltanto i due figli: anche noi ascoltatori e lettori, che pensiamo: beh, se sono venuti fuori così la colpa forse è proprio del padre. Il quale sembra però non essere interessato a chiedersi se il figlio prodigo si era già costruito la domanda di perdono (“ Mi alzerò andrò da mio padre e gli dirò: ho peccato verso il cielo e davanti a te”). E neppure interessato a sapere se il figlio maggiore gli terrà il muso tutto il resto della vita. Semplicemente, si fida e accoglie.
Il pubblico di questo film alla fine avrà avuto di fronte tre punti di vista diversi, in ognuno dei quali avrà ritrovato almeno una parte del proprio approccio alla vita.
Giampiero Guadagni

Data

Mar 06 2021
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