Venerdì della I settimana

Venerdì della I settimana

Così dice il Signore Dio: «Se il malvagio si allontana da tutti i peccati che ha commesso e osserva tutte le mie leggi e agisce con giustizia e rettitudine, egli vivrà, non morirà. Nessuna delle colpe commesse sarà più ricordata, ma vivrà per la giustizia che ha praticato. Forse che io ho piacere della morte del malvagio – oracolo del Signore – o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva? Ma se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male, imitando tutte le azioni abominevoli che l’empio commette, potrà egli vivere? Tutte le opere giuste da lui fatte saranno dimenticate; a causa della prevaricazione in cui è caduto e del peccato che ha commesso, egli morirà. Voi dite: “Non è retto il modo di agire del Signore”. Ascolta dunque, casa d’Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra? Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso. E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà» (Ez 18,21-28).

Non voglio la morte del peccatore, ma la sua conversione e la sua vita!
Si racconta una bella storia sulla mitica lotta tra Muhammad Ali e Joe Frazier, nella quale per tutto ciò che è accaduto nel frattempo è diventata una leggenda del box, Ali non c’è la faceva più, aveva ricevuto tantissimi colpi che per miracolo ancor era cosciente. Dopo il secondo round voleva arrendersi subito, non poteva né dare né ricevere un pungo in più. Il suo coach l’incoraggiava a mettersi in piedi e combattere contro l’avversario. Finito il round, e quasi da svenire, Ali chiese di non andare avanti, ma il coach gli disse queste parole: “ti prego un solo favore: alzati e vai al centro del ring!” allora si mette in piedi e andò. A sua sorpresa Frazier non aveva potuto né anche alzarsi e nemmeno camminare… Joe non ha vinto, perché non ha potuto o voluto continuare a lottare… Ali diviene, un’altra volta, campione del mondo. Questa storia ci può far pensare che Dio è così con noi, che ci incoraggia a combattere, che è il nostro coach della vita che ci guida a vincere l’avversario, che possono essere le tentazioni, le difficoltà, i pericoli… e che nel trascorso della vita riceviamo colpi e pugni, ma alla fine vinciamo… ma Dio non è così! Dio non è seduto, a guardare come va il round e, quando ne ho bisogno ci si avvicina e ci aiuta ad andare avanti, Dio non si vanta di vedere soffrire i figli e di farli ricevere dei pugni, non ostante vincano alla fine, non! L’immagine contraria c’è l’offre la prima lettura di questo giorno di quaresima. “Forse che io ho piacere della morte del malvagio, o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva?”
Dio ci vuole più vivi ma convertiti, che morti ma senza pentimento. E qui c’entra l’argomento dell’errore nella nostra vita. Quanta paura ci viene di sbagliare, quanta vergogna entra nel proprio cuore quando non facciamo le cose bene, anzi facciamo quelle brutte e cattive, pur non volendo… La tendenza ad essere perfetti, senza macchie c’è nello spirito umano, vogliamo essere il miglior papà, la miglior mamma, il miglior figlio, lo studente perfetto e, perché non, il cristiano, il figlio di Dio, il catechista santo e perfetto che non fa cose brute… è questo anche il grido ai giovani che ha fatto Papa Francesco con il suo scritto Christus vivit.
Ma l’esperienza di essere peccatori, di fallire, di non fare cose bene, e di fare male le cose buone torna e ritorna nei nostri giorni. Abbiamo paura di vivere nella più profonda oscurità, ma di più, proviamo una fobia di essere persone oscure per il nostro peccato; abbiamo paura di avere malattie, quelle fisiche e, sopra tutto, quelle spirituali, ma di più abbiamo anche fobia di essere malato; abbiamo paura di trovarci caduti per terra, ma di più abbiamo fobia di essere noi stessi un fallimento, di essere caduti. Ed è qui che il testo biblico prende il suo vero e più profondo senso. Dio non ci vuole nella notte, non ci vuole malati, non ci vuole caduti per terra, non ci vuole di nuovo in piedi in attesa di altri pugni in faccia… non trova il Signore gioia e piacere nel vedere ai suoi figli come sbagliano e sono vinti per i peccati e distrutti per la malvagità, no! Dio non è seduto a guardare senza sporcarsi le mani.
Dio è così potente che, giusto perché siamo nella oscurità, ci può portare la luce, giusto perché siamo malati ci può guarire, giusto perché siamo per terra ci può prendere per mano ed alzarci. Dio esce all’incontro di ognuno di noi in ogni circostanza nella quale ci troviamo, oscuri, malati, caduti, in guerra… e non attende la nostra punizione ma ci libera dalle conseguenze delle nostre mancanze, degli effetti del nostro peccato.
Avere paura di provare la notte, avere paura di essere malato, avere paura di cadere per terra è avere paura della misericordia del Signore che ha piacere quando smettiamo di combattere e ci affidiamo al suo potere, quando riconosciamo di stare in una notte lunga e oscura e apriamo gli occhi per vedere la luce, quando andiamo dal medico dell’anima e chiediamo di essere guariti, quando a noi, che abbiamo la faccia in terra, ci tocca il volto e ci fa vedere e provare la più grande delle bellezze del mondo: la nostra vita!
Giovanni Espinoza, LC

Data

Mar 06 2020
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