VENERDI’ DELLA I SETTIMANA

VENERDI’ DELLA I SETTIMANA

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinèdrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!» (Mt 5,20-26).

Nel mito la giustizia è raffigurata come una dea bendata, con la spada e la bilancia, a indicare la sua imparzialità. Anche a noi capita spesso di invocarla: vorremmo una giustizia che sappia riconoscere le ragioni e ripagare i torti, la restituzione matematica dell’offesa subita. A volte, una giustizia come punizione, simile alla vendetta.
Ma Gesù nel Vangelo di Matteo annuncia una giustizia che va oltre, una giustizia – ci chiede – che sia in grado di «superare» quella degli scribi e dei farisei. È la giustizia che interroga la tua coscienza, prima che rivalersi sul presunto colpevole del tuo disagio.
C’è una azione di ingiustizia in cui siamo coinvolti. Le sofferenze provocate dal desiderio di prevaricare sull’altro. La cancellazione della sua umanità, compiuta con superficialità, con disattenzione. Oggi gli insulti corrono sui social, con l’algoritmo. Un veleno inserito nel circuito, privo di contatto tra le persone. L’altro viene così sfigurato, calpestato, negato. Ma in questo non ci percepiamo come portatori di ingiustizia. Siamo molto sensibili ai torti subiti. E molto distratti sui torti che provochiamo.
Così la nostra società è percorsa dalla richiesta di pene esemplari e di risarcimenti. Un giurista cristiano del Novecento, che è stato anche uno dei più importanti statisti della nostra Repubblica, Aldo Moro, nelle sue lezioni universitarie ricordava che «la vendetta è automatica, la vendetta è smodata, la vendetta è disumana. La pena, invece, è umana nella sua manifestazione, nella sua finalità. La pena non è la passionale e smodata vendetta dei privati, è la calibrata risposta dell’ordinamento giuridico…». Fu poi sottoposto a un grottesco processo durante il suo sequestro, 43 anni fa, e ucciso da una banda di terroristi che lo associarono a un simbolo, gli tolsero non solo la vita ma anche la sua singolarità di persona.
La giustizia di Gesù non è imparziale: è parziale, sta dalla parte dell’altro, ritrovato nelle sue cadute, ma anche nella luce della sua coscienza.
La giustizia di Gesù non è cieca: vede nel profondo.
La giustizia di Gesù non è un equilibrio gelido e disumano. L’equilibrio della vita è la misura misteriosa che ripara il male provocato dai gesti mancati, che sana le fratture, che ricuce le separazioni tra le persone. È la spinta che ti porta ad abbandonare l’offerta all’altare e a riconciliarti prima con il fratello. Un’urgenza, un moto gratuito, che non chiede nulla in cambio. Una benda strappata dagli occhi e dal cuore, per riconoscere le ferite invisibili dell’uomo, il suo bisogno di amore.
Marco Damilano

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Feb 26 2021
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