VENERDI’ DELLA II SETTIMANA

VENERDI’ DELLA II SETTIMANA

Dal Vangelo secondo Matteo 
In quel tempo, Gesù disse ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: “Ascoltate un’altra parabola: C’era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l’affidò a dei vignaioli e se ne andò. Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono. Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità. E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero.  Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?”. Gli rispondono: “Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo”.  E Gesù disse loro: “Non avete mai letto nelle Scritture: ‘‘La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri’’? Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare”. Udite queste parabole, i sommi sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro e cercavano di catturarlo; ma avevano paura della folla che lo considerava un profeta (Mt 21,33-43.45)

La parabola dei “vignaioli omicidi”  è un’allegoria della storia di Israele, nella quale il senso profondo va colto al di là del racconto.
Il Padrone della vigna è Dio; la vigna è Israele; i servi che vengono inviati per ritirare il raccolto sono i profeti; il figlio che, alla fine, è investito dell’incarico che avevano precedentemente ricoperto i servi, è lo stesso Gesù. I vignaioli omicidi sono coloro che respingeranno e condanneranno a morte Gesù. I nuovi utilizzatori della vigna sono, invece, i credenti in Cristo.
L’insegnamento che possiamo trarre da questa pagina del Vangelo deriva dalla riflessione su come l’amore e la pazienza di Dio esercitata perché vengano i frutti del suo operare, ossia la salvezza degli uomini, sia infinita e talmente grande da arrivare a sacrificare il suo unico Figlio.
Ad ogni frutto non raccolto corrisponde l’uomo cui è stata sottratta dal male la possibilità di salvarsi.
Ad ogni vignaiolo omicida equivale  l’uomo che rimane imprigionato nelle sue passioni terrene, nell’invidia,  nella sua bramosia di potere, di possedere beni materiali, in un rapporto assolutamente sterile e cieco con Dio, basato solo sulle convenienze, privo di amore puro.
I vignaioli, difatti, non avevano compreso, per l’inganno del male, il senso più profondo della loro vita, della missione di salvezza che Dio aveva affidato ad ognuno di loro.
In un tempo come il nostro in cui la  frenesia del quotidiano, la superficialità nei rapporti tra le persone, la ricerca dell’apparenza, la violenza che va oltre l’immaginabile, spesso sembra che abbiano il sopravvento,   dobbiamo recuperare momenti per fermarci a riflettere sul senso profondo e vero della nostra esistenza terrena quale vocazione cristiana, sulla sincerità dei nostri comportamenti, sulla possibilità, mai negata ad alcuno, di aiutare gli altri, su quanto siamo pazienti nell’attendere il tempo dei frutti, con la consapevolezza che siamo nati per donare frutti, non per appropriarcene.
                                                                         Loredana Piattoni

Data

Mar 05 2021
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