Giovedì 20 novembre, guidati da Mons. Ermenegildo Manicardi, abbiamo riflettuto sulla parola ‘Attesa’. Partendo dalla genealogia di Gesù (Mt 1, 1-6) abbiamo proseguito analizzando la figura di Giuseppe (Mt 1, 18-21), uomo umile e giusto. La sua figura è espressione di come Dio agisce con la sua Grazia: il pieno compimento di Dio si realizza tramite l’uomo. E’ così che la libertà di Dio si compie dentro la libertà dell’uomo, creato a sua immagine e somiglianza.
Viviamo il quotidiano con cuore appesantito e inquieto in attesa del compimento, in frenetica ricerca di ciò che ci rende pieni e soddisfatti.
Ci facciamo prendere dal “tutto e subito” accontentandoci di una vita mediocre trascurando il compimento ultimo e più alto che ci aspetta e che corrisponde a un progetto di salvezza . “Ci hai fatti in Te e il nostro cuore è inquieto finché non risposa in Te”Sant’Agostino.
Monsignor Manicardi esorta, allora, a non andare dove ci porta il cuore, ma di andare dove ci porta Dio, rispettando e confidando in quel tempo di attesa che è destinato a condurci verso una veritiera e pura completezza.

Nel secondo incontro, tenutosi giovedì 4 dicembre, S. E. Monsignor Daniele Libanori ha condotto la lectio sulla parola ‘Vocazione’.
S. E. Libanori ha iniziato la riflessione ripercorrendo la storia della vocazione di Mosè per delineare il fine ultimo della nostra vita: rispondere alla Sua chiamata e annunciare il messaggio cristiano. Una vocazione che vede nella “passività” della chiamata del Signore la massima espressione della nostra conseguente attività di fedeli, che si concretizza quotidianamente nella consapevolezza del nostro ruolo di testimoni della Sua Parola. Così, ripercorrendo la storia di Mosè, la lectio ci ricorda che l’uomo non è fatto per agire in grande né per raggiungere le vette più alte: la vita è il tempo donato per conoscere Dio e vedere il Suo volto.
“Non siamo nati per fare cose straordinarie. La Sacra Scrittura ci insegna a prodigarci in cose umili, sobrie e modeste”, ci ricorda Monsignor Libanori.
Quando Mosè dubitò della sua missione di liberare il popolo d’Israele dalla schiavitù d’Egitto, Dio non gli diede un piano dettagliato, ma donò Se stesso dicendogli: “Io sarò con te”.   L’invito allora è di accettare di andare nel nome del Signore rendendoci pronti e disponibili a costo di un cambiamento dei nostri piani e progetti, fidandoci e affidandoci al Suo tempo e al progetto che ha per ciascuno di noi e predisponendoci volenterosi di aprire il nostro cuore per accogliere la Sua chiamata e annunciare che Dio c’è ed è vivo.  Gli incontri sono stati seguiti da un momento di Adorazione comunitario.

Di seguito alcune foto e le registrazioni video dei due incontri: