L’Italia ha bisogno di nuove idee, di nuove donne e nuovi uomini capaci di aprire le vie del futuro. E a tale impresa non può mancare l’apporto dei cattolici impegnati in politica. Questa la convinzione espressa nel libro del Professor Ernesto Galli della Loggia (un laico di cultura liberale e riformista che però si riconosce appartenente alla tradizione cristiano-cattolica), “Dopo la fine. Il declino pubblico del cattolicesimo in Italia” (pubblicato da Studium), presentato martedì 17 febbraio nell’Auditorium Angelo Brizi. Sul palco, in dialogo con l’Autore, Pier Ferdinando Casini, ex Presidente della Camera e attuale presidente della Interparlamentare italiana; lo storico Giacomo Gaiotti; la giornalista de La 7 Alessandra Sardoni, che ha alimentato il dibattito con spunti e domande di grande interesse, frutto della sua riconosciuta competenza sui temi politici.
L’incontro tra laici e cattolici nel nostro Paese, sottolinea l’Autore in questa raccolta di scritti e riflessioni che vanno dal 1988 al 2022, è sempre più difficile e sempre meno produttivo appunto “dopo la fine” della Democrazia cristiana e dei partiti che hanno governato l’Italia per 50 anni al termine della Seconda guerra mondiale.
A finire non è stata solo l’esperienza italiana della DC. Bisogna fare i conti più in generale anche con il “dopo la fine” della cristianità, che Galli della Loggia intende come quella tipica forma di regime civile e religioso durato per secoli nei Paesi del nostro Continente, a partire dalla loro conversione al Vangelo”. Se da un lato, sostiene Galli della Loggia, la Chiesa e il mondo cattolico non riescono a liberarsi dall’autoreferenzialità, facendo fatica a stabilire rapporti realmente paritari con chi è fuori da quel mondo; dall’altro è in atto in Europa un’autentica “rivoluzione anticristiana”, che si manifesta non solo con la tendenza a derubricare la religione a fatto privato; ma anche attraverso sempre più numerosi e gravi casi di autentica intolleranza. In gioco, conclude l’Autore, c’è la libertà religiosa e quindi ogni libertà.
Nel suo intervento introduttivo, il Parroco di San Pio X, Don Andrea, ha sottolineato di aver ritrovato nel libro alcune riflessioni e anche preoccupazioni che sono state e sono al centro anche delle catechesi. Intanto, ha detto don Andrea, “c’è un punto sul quale vorrei rassicurare il prof. Galli della Loggia quando denuncia il fatto che nessuno parla più di dottrina sociale della Chiesa. Nella nostra parrocchia, in diversi contesti, stiamo approfondendo diversi temi proprio del magistero sociale”. Tra questi temi c’è quello dei diritti umani. “Concordo con il professore sul rischio che oggi i diritti coincidano sempre più con esigenze personali. Hanno sempre più a che fare con ciò che coincide con il nostro benessere e la nostra comodità. I nostri desideri sono stati elevati a norma. L’autoreferenzialità diventa il principio globale di vita. E viviamo in un ambiente che questi desideri ce li produce continuamente”. Anche questo “è cogliere i segni dei tempi, cioè il senso religioso dei fatti. Chi vede in ogni fatto il senso religioso è un profeta. E la funzione della profezia è denunciare l’insufficienza dei principi etici sui quali fondare la società a cui apparteniamo. Questa funzione riesco agevolmente a leggere nel libro del prof. Galli della Loggia”.
Da parte sua il Presidente Casini ha rimarcato come la “fine” della Democristiana Cristiana sia stata causata non tanto da Tengetopoli quanto dai mutati assetti geopolitici seguiti alla caduta del Muro di Berlino, che hanno reso non più necessaria l’unità politica dei cattolici. Con la fine della Democrazia Cristiana negli anni Novanta non è scomparsa la presenza dei cattolici in politica; è venuta meno la forma unitaria e sistemica di quella presenza.
Tema ripreso da Gaiotti, per il quale se nel titolo c’è la parola “dopo” significa che c’è anche stato un prima. Gaiotti ha richiamato un concetto dl filosofo francese Rémi Brague: la “secondarietà”. Secondo Brague, l’identità europea è strutturalmente secondaria: l’Europa non si fonda su un’origine autosufficiente, ma sul riconoscimento di un’eredità ricevuta – dalla Grecia, da Roma, dal cristianesimo – che essa continuamente rielabora senza identificarsi totalmente con essa. Brague dice che ciò è avvenuto anche a più riprese, pensiamo ad esempio alla riscoperta nel Rinascimento dei classici. E se guardiamo alla storia dell’impegno politico dei cattolici in Italia nel secondo dopoguerra, la “secondarietà” appare chiaramente: il cristianesimo non pretendeva di coincidere con lo Stato, ma offriva un patrimonio di idee che venivano elaborate dentro un quadro istituzionale laico.
Di seguito alcune foto e la videoregistrazione dell’evento:








