Alla Scuola della Parola di giovedì 26 febbraio è stato ospite, come nostro relatore, il giornalista vaticanista Andrea Gagliarducci che ha guidato la riflessione sulla parola “Verità“. Partendo dalla domanda fondante “Che cosa è la verità?” (Gv 18,38) ci si è addentrati in un percorso variegato in cui sono stati toccati diversi aspetti della “verità” (come promessa, rivelazione, libertà, ricerca, dono…) illuminati dall’Antico e Nuovo Testamento, dalle parole di papa Benedetto XVI ed altri, fino ad arrivare ad alcuni “Santi giornalisti” considerati i primi “divulgatori della Verità” in senso moderno, fra cui S. Francesco Di Sales e S. Massimiliano Maria Kolbe. In conclusione dei molteplici spunti, l’invito per tutti è stato di considerare come certezza che la Verità viene da Dio ed è già scritta nel cuore di ciascuno, ma è necessaria una comunità che la accolga e che la mantenga viva.

Nell’ VIII incontro della Scuola della Parola, svoltosi giovedì 5 marzo, abbiamo approfondito il tema dell’inquietudine, guidati da padre Francesco Maria Giuliani (agostiniano) e abbiamo capito che l’inquietudine che ci può assalire in alcuni momenti o fasi della nostra vita, sia da giovani sia da adulti, non è un difetto del carattere o un malessere da curare, ma un dono prezioso e il vero motore della vita. Come suggerisce Sant’Agostino, sentirsi pienamente “soddisfatti” equivale a fermarsi, e chi non si muove più è spiritualmente morto. Il nostro cuore è strutturalmente inquieto perché è fatto per molto di più.
È l’inquietudine che strappa Abramo dalle sue sicurezze e spinge Mosè oltre il proprio recinto, attirato dal mistero del roveto ardente. Dio, infatti, ci chiama per attrazione: a volte positiva, attraverso la bellezza e il desiderio, altre volte attraverso la sofferenza o il conflitto. La sofferenza, in particolare, è un bivio che non lascia mai uguali: o genera rabbia o diventa un’occasione di crescita.
Il contrario di questa sana agitazione è l’apatia di chi non trova più gusto in nulla. Al contrario, l’inquietudine è la ricerca dell’amore. Perfino nel peccato del figlio maggiore della parabola di Luca si scorge il rischio della “quiete” sterile, contrapposta all’inquietudine del fratello minore che dopo aver toccato il fondo, si alza e cammina verso il Padre. Abbiamo approfondito che essere inquieti significa restare pronti a farsi “scomodare” da Dio per non cadere nel vuoto dell’indifferenza, trasformando ogni crisi in un passo verso la propria autenticità.

Di seguito alcune foto e le videoregistrazioni dei due incontri: