Venerdì sera si è tenuto un incontro speciale, informale e profondamente umano, con don Gabriele Vecchione, sacerdote e autore del libro “Vorrei che fossi qui”. A fare da interlocutore è stato don Andrea, che ha intessuto con lui un dialogo autentico.
Perché questo libro: Don Gabriele non ha nascosto nulla. Con la semplicità di chi non ha paura di mostrarsi per quello che è, si è “messo a nudo” davanti ai presenti, raccontando le ragioni profonde che lo hanno spinto a scrivere. *“Vorrei che fossi qui”* nasce da un bisogno interiore, dal desiderio di condividere ciò che il sacerdozio gli ha insegnato ogni giorno: che la vita ha un valore assoluto, che va abbracciata in tutta la sua complessità, anche — e soprattutto — quando fa male. Il libro è dedicato a tre ragazze che non ci sono più, a coloro che don Gabriele ha incontrato nel momento più fragile e decisivo della loro esistenza, e che gli hanno lasciato qualcosa di indelebile nell’anima.
Aneddoti dal fronte della vita: Il momento più intenso della serata è stato quando don Gabriele ha aperto il cassetto dei ricordi, condividendo aneddoti legati al suo ministero. Storie vere, a volte dure, sempre cariche di umanità. Esperienze forti che ogni giorno accompagnano il suo essere prete: l’incontro con la sofferenza, con la morte, con le domande senza risposta facile. Don Gabriele ha parlato del valore della morte non come fine, ma come specchio attraverso cui leggere la vita con occhi nuovi. Ogni addio vissuto accanto a qualcuno, ogni letto di ospedale, ogni lacrima asciugata — ha detto — lo ha reso un sacerdote più consapevole di quanto sia preziosa ogni singola ora.
Il titolo e la sorpresa dei Pink Floyd: Una delle scoperte più belle della serata è stata l’origine del titolo. “Vorrei che fossi qui“ non è solo una frase del cuore — è la traduzione di *Wish You Were Here*, il celebre brano dei Pink Floyd. Una rivelazione che ha strappato più di un sorriso, mescolato a qualcosa di più profondo. E quasi a sigillare quel momento, la canzone ha risuonato nell’Auditorium, avvolgendo la sala in un silenzio carico di emozione. Ognuno, in quei minuti, è rimasto solo con i propri pensieri, con i propri assenti, con chi avrebbe voluto avere accanto.
Il dialogo con i giovani: Don Gabriele non si è fermato a raccontare: ha voluto coinvolgere. Con energia e affetto ha sollecitato i ragazzi dei gruppi giovanili presenti in sala, invitandoli a interrogarsi, a non avere paura delle grandi domande, a non sprecare il tempo che hanno. Un invito alla presenza — vera, piena, coraggiosa — che risuonava perfettamente con il titolo del libro stesso: *vorrei che fossi qui*.
Di seguito alcune foto e il video:




