Dal 15 al 19 luglio 2026, il Gruppo giovanissimi ha vissuto il tanto atteso campo estivo presso Borgorose, provincia di Rieti.
I ragazzi, accompagnati da don Andreas, il diacono Giacomo e i loro animatori, hanno alloggiato presso un casale immerso nel verde dei colli che offrivano un panorama ben diverso da quello quotidiano cittadino. Sono stati giorni vissuti nella piena autosufficienza in cui i ragazzi, seguiti dai loro educatori, pensavano a cucinare, lavare e pulire cucina, bagni e camerate, apparecchiare e sparecchiare per i pasti in struttura. Ogni giornata iniziava, dopo una bella colazione, con la recita delle lodi e subito dopo con una camminata nei sentieri boscosi e nella radura nei dintorni. Seguiva poi sempre la catechesi del giorno tenuta da don Andreas e dagli animatori grazie a cui i ragazzi, privi di ogni tipo di distrazione, si mettevano in ascolto della Parola entrando in un clima di silenzio e riflessione sia personale che di gruppo tramite condivisioni.
I pomeriggi sono stati il momento più goliardico, vivace e atteso dai ragazzi che si sono cimentati in giochi e attività in cui la collaborazione e il fare gruppo erano gli elementi principali per una buona partita. Tra torneo sport, torneo espressione (teatrale) e torneo cucina, non è certo mancata un po’ di sana competitività e divertimento, ma soprattutto la possibilità, per ciascuno di loro, di scoprire nuove doti e potenzialità di cui non erano a conoscenza.
Ogni giorno, negli spazi all’aperto che offriva la struttura, i ragazzi hanno partecipato alla messa celebrata da don Andreas in cui, con le sue parole semplici e dirette, hanno avuto modo, ancora una volta, di meditare sul Vangelo coniugandolo sempre ai momenti vissuti in quei giorni.
La sera, dopo la cena preparata sempre dai ragazzi e lo svolgimento delle varie mansioni, ci si riuniva attorno a un falò come punto di ritrovo e condivisione, ma anche di risate e giochi. Sotto un manto di stelle e davanti le fiamme del fuoco, ogni giornata terminava con la recita della compieta, un po’ di stanchezza ma anche e soprattutto tanto entusiasmo.
Il percorso spirituale vissuto con i ragazzi è partito dalla meditazione sull’essere chiamati per nome da Dio, che ci incoraggia a non avere paura perché siamo preziosi ai suoi occhi e ad aprire la porta su cui, senza fermarsi, bussa continuamente e con pazienza. I ragazzi si sono poi interrogati, scavando dentro di sé, chi sono individualmente e cosa hanno nelle loro mani. Hanno riflettuto sull’importanza di riconoscere e riscoprire le loro doti, i loro carismi e talenti come punti di partenza: di non cercare la perfezione perché Dio sceglie sempre strumenti imperfetti, perché è in quella diversità che esiste l’unicità di ciascuno di noi; di fuggire ciò che è più semplice e conveniente per far risaltare la propria immagine omologandosi ai tempi e alle richieste della società ma proteggere e privilegiare il modo unico e personale con cui Dio ci ha voluti e donare ciò che siamo e abbiamo, gratuitamente, all’altro.
Su questa scia, come gruppo, i ragazzi hanno ascoltato la terza catechesi interrogandosi sul prossimo: chi è il mio prossimo? Ripercorrendo la parabola del buon samaritano, si è sottolineata la carità e il servizio cristiano di sapersi fermare e curare chi incontriamo nel nostro cammino, con amore e compassione. I ragazzi si sono interrogati sul significato dell’“altro” in una relazione, che ruolo copre e come appare ai nostri occhi, se come un mezzo da sfruttare per raggiungere i nostri obiettivi o come un fratello da consolare, aiutare e amare, esattamente come ci insegna il buon samaritano.
Con questa riflessione è stato rimarcato il più vero e profondo senso dell’essere gruppo, del sostegno e della presenza reciproca, fondamentale in un gruppo di ragazzi che cammina insieme per conoscere il volto di Cristo.
Una successiva catechesi è stata posta, per i ragazzi, come provocazione e come atto di piena e cruda sincerità con loro stessi. Elencando tutto ciò che non gli piace della loro persona, del loro carattere e modo di porsi, hanno appreso che questi difetti non sono altro che loro uniche particolarità, nonché punto di partenza perché loro possano fare grandi cose. Dio entra in queste fessure che sembrano crepe di debolezza e fragilità e ci valorizza esattamente come ha fatto con gli apostoli, chiamati e scelti per ciò che erano, ognuno con il suo carattere, nel bene e nel male.
Il campo si è concluso con la celebrazione domenicale della Messa, con un abbraccio condiviso che ci identifica tutti come figli di Dio e come fratelli e un segno della pace che adesso, dopo questi giorni e le varie catechesi, assume grande significato.
L’ultima meditazione, punto di arrivo del campo, ci lascia con le seguenti parole: “Sii il tuo miracolo”.
I ragazzi tornano a casa con la consapevolezza di essere “sale della terra e luce del mondo”, con la voglia di conoscere il mondo e trovare il loro posto con le loro qualità e particolarità, accompagnati sempre dallo sguardo salvifico di Dio. Il sale esalta e la luce illumina: Dio ci dice che ciascuno di noi è qualcosa di meraviglioso e che davvero possiamo fare la differenza. Dobbiamo accogliere ciò che Dio ci dona ma dobbiamo anche renderci disponibili, fidarci e affidarci del progetto che ha per noi ed essere, così, un miracolo per noi stessi e per gli altri.
Di seguito alcune foto:















