Grande partecipazione, nella torrida estate romana, nel giorno della festa del nostro patrono, San Pio X!
Molti parrocchiani sono rientrati dalle vacanze, anche solo per poche ore, pur di essere presenti alla celebrazione eucaristica dove don Andrea, con la sua omelia, ci ha guidati in una meditazione profonda che parte prima di tutto da un’esperienza personale, quasi da una confessione di fede e di vita. Ci ha raccontato con grande franchezza del suo primo impatto con questa figura: prima di diventare il nostro parroco, San Pio X era per lui poco più che un nome legato ai libri di storia ecclesiastica, o al ricordo di una grande e autorevole parrocchia del quartiere Balduina a Roma. Poi, chiamato a guidare la nostra comunità, ha sentito l’esigenza di studiare, di leggere, di capire davvero chi fosse quest’uomo che ci accompagna nel nostro cammino spirituale.
Ciò che emerge dalla sua testimonianza, è il paradosso di un Santo che appare al tempo stesso lontanissimo e incredibilmente vicino. È lontano per il tempo, scomparendo nel 1914, alle soglie di un secolo ormai tramontato; è lontano per cultura e per estrazione sociale, venendo da una famiglia semplice e rurale di Riese, in Veneto, con un padre che faceva il cursore comunale; ed è lontano per certi modi di ragionare, inevitabilmente figli della sua epoca. Ma, contemporaneamente, San Pio X è vicinissimo a noi. Don Andrea ci ha tenuto a sfatare quel mito storiografico che vorrebbe dipingerlo come un Papa “oscurantista” o nemico del progresso. In realtà, la sua era una mentalità aperta: è stato lui a promuovere nei seminari e nella predicazione la lettura diretta della Parola di Dio, fino ad allora guardata con timore per la paura di derive protestanti; ed è stato lui, con uno spirito sorprendentemente libero, a sdoganare persino il ballo del tango, fino ad allora considerato poco opportuno per i cristiani. La sua non era chiusura, ma ferma difesa dei valori autentici della Chiesa in un periodo storico alquanto difficile.
Ma qual era il vero segreto di Giuseppe Sarto? Per don Andrea la risposta sta nel suo totale, primordiale affidamento a Cristo. Una spiritualità semplice, assorbita fin da bambino “con il latte della mamma”, tipica di quella terra veneta dove la fatica dei campi e il lavoro quotidiano diventano continui rimandi al cielo e alla presenza di Dio. Era un bambino che ogni giorno andava a piedi al santuario delle Cendrole attraversando un bosco in silenzio per incontrare il Signore; un ragazzo formato nell’anima dal suo parroco, che vi scorse una sensibilità spirituale non comune. E proprio a questo proposito, don Andrea ha confidato quanto sia delicato il compito di un pastore quando intravede nei giovani i segni di una chiamata: la necessità di rimanere in disparte con rispetto, lasciando che sia lo Spirito Santo ad operare nel cuore delle persone.
“San Pio X ci insegna il valore della santificazione nel quotidiano. Il perfetto cristiano non è colui che sogna contesti diversi, ma colui che vive al meglio e con amore la condizione esistenziale in cui Dio lo ha posto: essere pienamente fedeli lì dove si è chiamati ad operare. Che fosse viceparroco, parroco instancabile, vescovo o patriarca a Venezia, Giuseppe Sarto ha incarnato questa presenza d’amore”. E qui don Andrea ha condiviso un aneddoto interessante: a Venezia i fedeli lo chiamavano già “Padre Santo” prima ancora che diventasse Papa, e una signora un giorno lo fermò tirandolo per la talare esclamando “Santo, lei è un Padre Santo!”, e lui, con la sua innata umiltà e la vena d’ironia veneta, le rispose: “No signora, ha sbagliato consonante: io sono Sarto, non Santo!”.
Eppure, il suo sguardo e la sua vita trasudavano una maestà dolce e sovrana, perché viveva in costante contatto con la divinità. Tutto in lui era centrato in Gesù Cristo, come ben riassume il suo celebre motto episcopale e pontificio: Instaurare omnia in Christo, ricondurre ogni cosa a Cristo. Da questa priorità assoluta sono nate le sue grandi riforme: la decisione rivoluzionaria di far accostare i bambini all’Eucaristia, chiedendosi perché mai i più piccoli non potessero diventare tabernacoli del corpo di Cristo; la stesura del Catechismo con formule essenziali e chiarissime che molte delle nostre mamme e nonne ricordano ancora; l’avvio della codificazione del Diritto Canonico; e soprattutto un’attenzione inesausta agli ultimi. Don Andrea ha rievocato la testimonianza di chi raccontava che, da Patriarca a Venezia, Sarto interrompeva volentieri lo studio o la preghiera per accogliere e ascoltare l’ultima povera donna del popolo che cercava aiuto o consiglio, perché in quella donna vedeva esattamente il volto di Gesù.
Questa totale immersione nell’amore di Dio si salda perfettamente con il Vangelo di questa sera, che ci presenta Pietro sulle sponde del lago di Tiberiade. Pietro è lì, solo con il suo peccato e il suo rimorso dopo aver tradito il Maestro. È tornato alle sue reti nel tentativo di riscattare una vita che sembrava infranta. Ma quando rivede Gesù sulla riva, si getta in acqua e sperimenta nuovamente l’infinita misericordia del Signore.
Questo, ci dice don Andrea, è il cuore del messaggio: Instaurare omnia in Christo significa che anche le nostre fragilità, i nostri fallimenti, i nostri tradimenti e persino le cose di cui ci vergogniamo di più devono essere riposte nel cuore di Cristo. La misericordia di Dio è capace di sbriciolare ogni nostro peccato e di restituire bellezza e senso profondo a ogni singolo istante della nostra vita.
In conclusione, San Pio X “non rappresenta per noi soltanto l’intestazione di una chiesa o una targhetta sulla facciata, ma è un modello vivo e una chiamata esigente. Ci ricorda che la misura alta della vita cristiana consiste nel passare per Dio per poi passare per l’uomo, con una coerenza limpida tra ciò che crediamo e ciò che viviamo, nella certezza che una santità vera, quotidiana e possibile è offerta a ciascuno di noi”.
Don Andrea ha voluto ringraziare e ricordare tutti i Parroci che hanno servito la Comunità parrocchiale, ed don Nicola, che ha servito la Chiesa di Roma, da poco scomparso.
Un grazie particolare al papà di don Matthew che ha curato con amore l’addobbo floreale.
Di seguito il video ed alcune foto:

























